Il mio percorso

La vita mi ha presentato delle sfide che mi hanno condotto ad analizzare in profondità il modo con cui le affrontavo.

Prima di tutto, il modo in cui stabilivo relazioni e gestivo le mie emozioni. Bloccavo ogni emozione… era molto più semplice! In questo modo però non potevo entrare in empatia con l’altro, creavo legami molto superficiali. Quando ho riconosciuto le mie emozioni, ho capito che mi ero esclusa da quanto abbiamo di più umano e più bello: la nostra fragilità.

Allora, sì, non è stato facile. Ho dovuto vivere il dolore, quello che lacera. I terapeuti lo chiamano la “terza sofferenza”. Quella che ci fa andare in profondità nelle sensazioni generate dalle nostre emozioni.

Perché è chiamato terza sofferenza?

  • La prima sofferenza è quella dello choc dell’avvenimento. La seconda è quella che ci separa dall’essere amato o semplicemente da ciò che non c’è più. La terza è quella che si può rivivere con un terapeuta.
  • Noi ci proibiamo troppo spesso di vivere la tristezza perchè dobbiamo essere forti, non mostrare nulla. Ma a che prezzo? Le emozioni che non esprimiamo restano in noi e ci intossicano ogni giorno senza che ce ne accorgiamo.

Avendo preso una certa distanza, oggi posso dire che questa terza sofferenza è il luogo della rinascita, quello della beatitudine, della comunione con gli altri esseri umani.

Boris Cyrulnik sottolinea nel suo libro Il dolore meraviglioso: “quando un granello di sabbia penetra in un’ostrica e l’aggredisce al punto che, per difendersi, essa deve secernere la madreperla, questa reazione di difesa regala un gioiello duro, brillante e prezioso”.

Oggi questa perla è la mia forza. Essa mi permette di accompagnarvi nei legami e nell’empatia. Vi aiuto ad accogliere ed a comprendere le vostre emozioni senza sostituirmi al vostro terapeuta.

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