All posts by Audrey Favreau

Superare le nostre convinzioni limitanti

Già, una convinzione limitante, cos’è?

Esistono molte spiegazioni nei libri di coaching di cosa la convinzione limitante e la crescita personale, però non sono molto facili da comprendere ad una prima lettura. Vorrei condividere con voi un estratto del libro «L’uomo che voleva essere felice » dell’autore francese Laurent Gounelle. Trovo che la sua conversazione con un saggio balinese sia molto più semplice da capire!

Laurent Gounelle: Dunque, cominciamo a credere a certe cose su noi stessi a partire da ciò che gli altri ci dicono, o da ciò che inconsciamente deduciamo da certe esperienze vissute. È così ?

Il Saggio: Sì, è così.

Laurent: E questo accade solo durante l’infanzia?

Il Saggio: No. Se è sopratutto durante l’infanzia si producono la maggior parte delle credenze che ci creiamo su noi stessi, possiamo svilupparne però anche in seguito, durante l’età adulta. Ma in questo caso saranno in generale derivate da esperienze molto forti sul piano emozionale.

Laurent: Per esempio?

Il Saggio: Immagini: la prima volta che parla in pubblico se la cava malissimo. Balbetta alla ricerca delle parole giuste, la voce inchiodata in fondo alla gola, la bocca secca come se si trovasse da tre giorni in mezzo al deserto. Nella sala non vola una mosca. Percepisce che la gente prova pietà per lei. Alcuni abbozzano un sorrisetto di scherno. Darebbe tutto ciò che ha, o che magari potrà avere in futuro, per essere altrove e non lì, costretto a vivere una simile umiliazione. Si vergogna al solo pensarci. È possibile, in questo caso, che lei cominci a credere di non essere tagliato per parlare in pubblico. Quando invece, in realtà, lei si è incagliato solo una volta: quel giorno lì e intervenendo su quel tema preciso. Ma il suo cervello ha ormai generalizzato l’esperienza, traendone una conclusione definitiva.

Avete capito, abbiamo molti convinzioni inconsapevoli che diventano la nostra realtà, queste ci portano a filtrare quello che vediamo o sentiamo. Ogni individuo percepisce il mondo attraverso i propri sensi e si crea attraverso dei filtri personali una propria rappresentazione di se stesso.

Prendiamo due esempi:

Immaginate che siete inconsciamente convinti che il mondo sia pericoloso e che bisogna essere diffidenti, che sia necessario proteggersi. La vostra attenzione sarà rivolta ai rischi potenziali che esistono in ogni situazione, rafforzando in voi la convinzione di vivere in un mondo effettivamente pericoloso.

Ora immaginate di essere convinti del contrario, ovvero che il mondo sia benevolo, che le persone siano gentili, oneste ed affidabili. Vi comportereste in modo molto più aperto con le persone, sorridereste e sareste più rilassati. E sicuramente questo atteggiamento li porterà a loro volta ad aprirsi e a rilassarsi con voi. Avrete involontariamente la prova che la gente è davvero simpatica!

Ciò che si crede sia la realtà funziona come un filtro che ci porta a notare sopratutto i dettagli coerenti con ciò che noi crediamo. E quando siamo convinti di qualcosa siamo portati ad adottare determinati comportamenti, i quali vanno a loro volta a suscitare un certo effetto sul comportamento degli altri in un modo che porta a consolidare ciò di cui siamo convinti.

Tutti noi abbiamo sviluppato convinzioni su noi stessi, sugli altri, sui nostri rapporti con gli altri, sul mondo che ci circonda, un po’ su ogni argomento. Dalla nostra capacità nello studio, all’educazione dei nostri figli, passando per la crescita professionale e le relazioni coniugali. Ognuno di noi porta in sé una costellazione di convinzioni che dirige la nostra vita.

Ogni convinzione tende a produrre effetti positivi e al contempo limitanti. Riconosciamo una convinzione limitante quando questa credenza porta più effetti negativi che positivi.

Il lavoro del vostro coach è di aiutarvi ad identificare le vostre convinzioni, a capire i loro effetti ed a allargare il vostro campo delle possibilità.

Come fa ?

Il coach può usare il metodo della ristrutturazione (reframing in inglese) che è diretto al cambiamento di un comportamento, di una convinzione, di un modo di fare e di pensare. Il procedimento consiste nel cambiare il quadro entro il quale una persona concepisce certi eventi, allo scopo di cambiare il significato degli eventi stessi.

Una ristrutturazione aiuterà la vostra mente a una nuova comprensione di una situazione. Quando il significato di un evento cambia, le reazioni e i comportamenti della persona cambiano anch’essi.

Usando quello che dite o fate, il vostro coach vi permetterà di allargare la vostra visione del mondo emultiplicare le comprensioni che avete di una situazione o di un problema.

Il coach è al vostro fianco per aiutarvi a superare i vostri limiti fisici, psicologici ed emotivi in modo che possiate usare tutto il vostro potenziale, per far sì che i vostri sogni diventino realtà!

 

NOTE : Questo articolo è stato pubblicato in data 11 octobre 2013 sul blog
http://osezlebienetre.com/comment-reconnaitre-et-depasser-nos-croyances-limitantes/

Dal caos nascono le stelle

Il giorno in cui mi sono amato veramente…

Ecco un testo che mi ha dato molto! Più vado avanti nel mio sviluppo personale, maggiore è la scoperta delle sfumature di ogni paragrafo, di ogni frase! Grazie infinite ad Aude, un’amica che me l’ha fatto scoprire.

DAL CAOS NASCONO LE STELLE…

Il giorno in cui mi sono amato veramente…

Il giorno in cui mi sono amato veramente, ho capito che in tutte le circostanze, ero al posto giusto, al momento giusto. E allora, ho potuto rilassarmi. Oggi so che questo si chiama…Stima di sé

Il giorno in cui mi sono amato veramente, ho potuto percepire che la mia ansietà e la mia sofferenza emotiva non erano nient’altro che un segnale quando vado contro le mie convinzioni. Oggi so che ciò si chiama…Autenticità

Il giorno in cui mi sono amato veramente, ho smesso di volere una vita diversa e ho cominciato a rendermi conto che tutto quello che mi succede contribuisce alla mia crescita personale. Oggi, so che ciò si chiama…Maturità

Il giorno in cui mi sono amato veramente, ho cominciato a percepire l’abuso nel forzare una situazione o una persona, con l’unico obiettivo di ottenere ciò che si vuole, sapendo benissimo che né la persona, né io stesso siamo pronti e che non è il momento… Oggi so che ciò si chiama…Rispetto

Il giorno in cui mi sono amato veramente, ho cominciato a liberarmi da tutto ciò che non era salutare per me: persone, situazioni, tutto ciò che diminuiva la mia energia. All’inizio la mia ragione definiva questo egoismo. Oggi, so che si chiama…Amor proprio

Il giorno in cui mi sono amato veramente, ho smesso di avere paura del tempo libero e di fare grandi piani. Ho abbandonato i mega-progetti per il futuro. Oggi faccio ciò che è giusto, quello che mi piace, quando mi va, al mio ritmo. Oggi so che questo si chiama…Semplicità

Il giorno in cui mi sono amato veramente, ho smesso di cercare di avere sempre ragione e mi sono reso conto di tutte le volte in cui mi sono sbagliato. Oggi ho coperto…L’umiltà

Il giorno in cui mi sono amato veramente, ho smesso di rivivere il passato e di preoccuparmi per il futuro. Oggi vivo al presente, là dove succede tutto. Oggi vivo una sola giornata alla volta. Questo si chiama…Pienezza

Il giorno in cui mi sono amato veramente, ho capito che la mia mente poteva ingannarmi e deludermi. Ma se la metto al servizio del mio cuore, diventa un alleato molto prezioso. Tutto ciò è…Il saper vivere!

“Non dobbiamo avere paura di confrontarci….dal caos nascono le stelle.”

Una vacanza a Bali, perché?

Per scoprire il «restorative yoga» e la meditazione !

Dopo un grande dolore, ho preso una decisione: un soggiorno a Bali per prendere del tempo per me, solo per me, lontano da tutto! Avrei occupato tutto il tempo prendendo cura di me stessa, facendo yoga e meditazione. La pratica dello yoga, e in particolare quella dello yoga di rigenerazione o Restorative yoga, fu una vera rivelazione! Si tratta infatti di distendersi, in profondità. Un ora e trenta di rilassamento completo, per imparare a rilassarsi, rigenerarsi e fare una vera pausa. Questo tipo di yoga è all opposto dello yoga dinamico. Ci si siede in modo confortevole in tutte le posizioni, senza sforzo muscolare, ma al contrario con un “lasciare completamente la presa”.

Ciò permette di andare molto lontano nel rilassamento.

Alcuni esercizi di respirazione (pranayama) permettono di migliorare ogni posizione e aiutano a concentrarsi. Un tempo di meditazione aiuta ad avvicinarsi allo stato di calma perfetta. Se ne esce rilassati e rigenerati.

Grazie a questa pratica, mi sono abbandonata. Ho potuto vivere dei veri momenti di felicità e di comunione con il mio corpo. L’energia è circolata in tutto il corpo e ha permesso a tutte le tensioni di dissolversi.

Anche le sedute di meditazione al suono delle campane tibetane mi hanno permesso di ottenere la calma nel mio spirito quando ero invece abituata ad essere raramente in pace con esso!

Il suono delle campane tibetane agisce su diversi piani del nostro essere. In meditazione, allevia l’iperattività mentale e facilita il ritrovare sé stessi.

Queste due pratiche coniugate mi hanno permesso di raggiungere in 10 giorni un livello di rilassamento mai ottenuto. Una vera felicità, un vero successo! Ho sviluppato a poco a poco una nuova visione della vita!
Coltivo ogni giorno questo benessere e prendo cura di me stessa.

 

La felicità

Sviluppo personale

Prima lezione: l’illusione della felicità

Ho a lungo pensato che la felicità si dovesse cogliere e che, per raggiungerla, bisognasse mettere tutto in opera. La felicità era, secondo me, piuttosto uno stato di fatto più che uno stato d’essere. Mi sono quindi impegnata ad avere una bella vita: un buon titolo di studio una bella situazione professionale, una bella famiglia. La mia ostinazione a volere sempre di più, la continua impressione di mancare di qualcosa mi hanno condotta a privarmi delle mie emozioni fino a non provare più niente di positivo. L’unica impressione era un’enorme bolla di energia negativa al livello del plesso solare che mi bloccava sempre la respirazione. Non respiravo più. Ero in apnea, aspettando che arrivasse la felicità. Pensavo di essere felice perché la mia vita era bella… Ascoltavo soltanto la voce della ragione, soltanto la voce che potevo sentire.

Seconda lezione: l’apertura sulla vita!

Un giorno ho ascoltato la mia piccola voce interiore e la mia voglia irreprimibile di formarmi al coaching per aiutare gli altri, così come il coaching mi. Ho aperto a poco a poco il mio cuore e ho cominciato a ritrovare in me le emozioni, ad esprimerle, a non mentirmi più e quindi ad essere in relazione con ogni essere. Ho imparato a conoscere la gioia di vivere grazie all’ascolto e al rispetto delle mie esigenze.

Terza lezione: si può avere la felicità anche durante le prove le più dolorose della vita.

Ciò che si teme di più della vita può accadere, malgrado gli sforzi per gestirlo. Anche se si fa di tutto per impedirlo, quando deve succedere, succede!
Niente succede però per caso: è il nostro cammino e siamo pronti a vivere la prova quando si presenta.
Dietro la prova c’è sempre un regalo, anche quando intorno a noi tutto crolla. È in quel momento che dobbiamo prendere le distanze rispetto alla situazione, capire il senso della prova, imparare dal nostro scenario di vita per far sì che non si riproduca più.
Il coaching ci aiuta a superare il “lutto”, ad accettare la situazione con la quale dobbiamo confrontarci per poterci ricostruire diversamente.
Questo processo può essere lungo. Si sviluppa su cinque fasi: il rifiuto, la collera, la negoziazione, la depressione per arrivare all’accettazione.
Trovare il senso delle nostre prove mediante il coaching è finalmente un meraviglioso regalo per conoscerci meglio, imparare ad essere semplicemente umani e a vivere con le nostre emozioni.

Quarta lezione: la felicità è semplicemente vivere il massimo di emozioni positive!

La felicità è semplicemente vivere intensamente il momento,essere presente in ogni legame che possiamo tessere nel nostro quotidiano, non controllare il corso degli eventi, ma avere fiducia nella vita, sentirsi fortunato.
Ciò non vuol dire rinunciare. Al contrario, quando il necessario è stato fatto, dobbiamo accettare la situazione così com’è.
La felicità è anche ascoltare le nostre vere esigenze, aumentare le attività che ci procurano un vero piacere per sperimentare sempre più le emozioni positive.

Quinta lezione: la legge dell’attrazione!

Più sentiamo emozioni positive, maggiori sono gli eventi positivi che si succedono nella nostra vita. Sostituendo le sensazioni di mancanza e di vuoto con sensazioni di realizzazione e di serenità, i nostri più grandi sogni si realizzano senza che lo chiediamo!

 

Intelligenza collettiva

Trophées de l’innovation RESO SG 2011 – Catégorie: Nos collaborateurs

SFIDE:

In qualità di manager siamo la maggior parte delle volte esperti del nostro mestiere, “datori di ordini”; ciò suppone una logica dell’ordine e dell’ubbidienza da parte dei nostri collaboratori.

I collaboratori sono la maggior parte delle volte concentrati sulla loro funzione, sulla loro tecnicità e sulle loro performance individuali. La dinamica può essere contrastata dalla “logica dei perimetri”. I collaboratori si considerano spesso dei rivali, mentre i competitori sono altrove e lo spirito di collaborazione dovrebbe prevalere.
In qualità di manager siamo d’altronde in una logica di messa a punto e di controllo degli obiettivi che può avere come conseguenza:

  • Obiettivo dinamico. Quando il manager e il collaboratore discutono degli obiettivi, più basso possibile per aumentare le sue chance di riuscita, il manager vuole invece stabilire l’obiettivo ad un livello più alto, per raggiungere traguardi aziendali migliori.
  • Obiettivo statico. Ci sono maggiori probabilità di non superare l’obiettivo che motivi per superarlo.

Il comportamento del manager con il team è la maggior parte delle volte “top down”, se non “top down – bottom up”, egli deve decidere ed arbitrare. Allora vi sono molti “non detti” tra il manager e i suoi collaboratori e tra gli stessi collaboratori.

Il coaching individuale del manager e le azioni di team-building avranno per obiettivo di far passare la squadra da una logica di ordini e di ubbidienza ad una logica di corresponsabilità, con i collaboratori come imprenditori, capaci di lavorare allo stesso tempo in interdipendenza e in modo trasversale, in processi di riconfigurazione e di rinnovamento continui.

L’azione di coaching avrà come obiettivo di unire il manager e i suoi collaboratori “nell’intelligenza collettiva”. A questo scopo, è necessario far passare i collaboratori da una “visione pillola” a una visione co-elaborata. Quest’ultima presuppone: una conoscenza reciproca, la condivisione di esperienze professionali e di competenze, un linguaggio comune, cioè uno scambio reciproco e un percorso comune che permettano di accordarsi su valori e obiettivi operativi.

Per saperne di più: Business Coaching & Team-coaching